Valzer con Bashir (2008)

di Ari Folman

Un uomo sembra aver completamente rimosso il periodo in cui ha combattuto per l’esercito israeliano e in particolare i giorni dell’invasione del Librano (siamo agli inizi degli anni ’80). Decide allora di ricontattare alcuni suoi ex commilitoni per rimettere insieme i fatti e cercare di fare riaffiorare quei ricordi. Ricordi che, come nel più classico degli stress post traumatici, ha preferito inconsciamente rimuovere, perché troppo difficili da elaborare. D’altra parte la divisione di cui faceva parte ha lasciato che le falangi libanesi cristiane entrassero nei campi profughi palestinesi di Sabra e Shatila per compiere un vero e proprio eccidio di anziani, donne e bambini.

Il regista Ari Folman opta per l’animazione per raccontare la storia, per indagare su quella che è una macchia indelebile per Israele, da qualunque punto di vista si voglia analizzare la storia del Libano e di quel conflitto. La narrazione alterna i racconti e i ricordi di chi ha vissuto quei giorni – soldati, giornalisti, psicologi – alla dimensione legata al sogno, il modo in cui l’inconscio di Ari tenta di tornare a galla.

La grafica di Valzer con Bashir è particolare, le animazioni appaiono poco fluide e rallentate e il ritmo ne risente, perché il film viaggia lento, all’inizio in modo persino faticoso, quasi come se l’autore volesse trasmettere la difficoltà del ricordo di trovare la strada per l’uscita. L’andamento lento subisce delle accelerazioni in concomitanza con certe scene, in particolare quelle più crude, che si stampano nella mente di chi guarda, come quella dell’ippodromo con i cavalli morenti o quelle notturne, virate di giallo, per l’illuminazione dei razzi al fosforo.

E quando i ricordi del massacro di Sabra e Shatila riemergono, il pugno allo stomaco lo riceve anche lo spettatore, con i disegni che si trasformano in immagini reali, quelle delle donne straziate che urlano e piangono tra le macerie e i corpi senza vita.

 

Voto: 7.5