Yalda (2019)

di Massoud Bakhshi

con Sadaf Asgari, Behnaz Jafari, Babak Karimi, Fareshteh Sadre Orafaiy

In Iran non ci vanno leggeri con le punizioni. E quella che attende la giovane Maryam (Sadaf Asgari), giudicata colpevole dell’omicidio del marito, è la morte. La sua unica speranza è quella di ricevere il perdono da parte dei familiari della vittima, nella fattispecie da Mona (Behnaz Jafari), la figlia (di un precedente matrimonio) dell’uomo. Se pensate che questo sia strano, ancora non vi ho detto che la concessione (o meno) del perdono avverrà in diretta televisiva, in una trasmissione (una sorta di “C’è posta per te”) che mette a confronto le due donne, costringendole a rivivere le loro tristi storie. Tra esibizioni canore, televoto e interruzioni pubblicitarie, il destino di Maryam è esclusivamente una questione di audience.

L’idea alla base di Yalda – ovvero spettacolarizzare un evento tanto drammatico e dal profondo significato come quello della concessione del perdono – è vincente. E durante la visione ci accorgiamo di non essere nemmeno così tanto stupiti dell’esistenza di un programma di questo tipo, abituati come siamo al livello della televisione generalista nel nostro Paese (ma immagino che nel resto del mondo non sia tanto diverso).

Inoltre il regista Massoud Bakhshi ci accompagna sia davanti, sia dietro le telecamere mostrando anche le dinamiche della realizzazione dello show, con il produttore (Babak Karimi) costretto a barcaminarsi tra i ripensamenti di Maryam e di Mona, l’isteria della madre di Maryam, le esigenze degli sponsor e dei dirigenti del network.

Tutto bello dunque? In realtà no, perché in Yalda c’è qualcosa di respingente, che non permette di entrare in empatia con la protagonista, che recita costantemente sopra le righe, risultando – in buona compagnia della madre (Fereshteh Sadre Orafaiy) – ora snervante, ora capricciosa, spesso fastidiosa. Insomma, non si può certo dire che si parteggi proprio perché venga perdonata… Anche l’epilogo con colpo di scena appare eccessivamente tirato per i capelli e non convince. L’impressione, dunque, è che il film rappresenti la classica occasione non sfruttata fino in fondo.

 

Voto: 5.5