Kaiser! Il più grande truffatore della storia del calcio (2018)

di Louis Myles

con Carlos Henrique Raposo

C’è stato un giocatore brasiliano che ha vissuto la vita della star del calcio, firmato contratti con le più importanti squadre del Sudamerica e che ha sfruttato la sua celebrità per conquistare migliaia di donne. Il tutto senza essere mai sceso in campo, senza aver mai giocato una partita e disertato anche la maggior parte degli allenamenti. Questo “campione” si chiama Carlos Henrique Raposo, per tutti Kaiser (lo stesso soprannome di Franz Beckenbauer…), e questo documentario racconta la sua incredibile (pur troppo…) storia.

Grazie a una parlantina e una faccia tosta davvero fuori dal comune, nonché a una certa somiglianza con Renato Portaluppi (calciatore vero, noto per le sue doti sia in campo sia sotto le lenzuola e passato anche per il campionato italiano, nella Roma), il buon Carlos ha saputo non solo introdursi in locali e feste spacciandosi per il celebre campione ma anche conquistare donne bellissime e fare amicizia con altri calciatori.

Ma soprattutto fare credere ai manager di molte squadre, in un’epoca in cui Internet non esisteva (siamo negli anni ’80) e dunque reperire informazioni era più difficile, di essere un grande giocatore. Per questo nel suo curriculum Raposo può vantare la militanza in tutte le più importanti formazioni di Rio de Janeiro (Flamengo, Fluminense, Botafogo e Vasco da Gama), nonché esperienze all’estero (in realtà tutte da dimostrare…) in Corsica, Arabia Saudita e Messico.

Tra lunghe sequele di infortuni fasulli, risse con i tifosi, ruffianerie con i presidenti e con i compagni delle squadre in cui giocava (cui spesso procurava compagnia femminile), Kaiser è riuscito a godere di tutti i privilegi della star senza mai scendere in campo e toccando davvero di rado il pallone.

Appurato che la storia è incredibile, il documentario non riesce a raccontarla al meglio, restando un po’ troppo sul vago, abbinando racconti romanzati a interventi di ex giocatori dell’epoca (tra cui Renato Portaluppi e Bebeto) a ricostruzioni delle vicende dell’epoca, che risultano kitsch sia nella scelta delle inquadrature sia nella recitazione (se così si può definire…) degli attori, con la telecamera che indugia volentieri sulle parti basse di uomini e donne.

A tutto questo si aggiungono i racconti di Kaiser oggi, costantemente nascosto da un paio di occhialoni neri e prostrato da una serie di eventi drammatici. L’impressione finale è quella di un prodotto molto “costruito”, realizzato ad arte per fare parlare (cosa che è puntualmente successa quando è stato lanciato sul mercato) ma che solleva più di qualche dubbio sulla veridicità del tutto e che, una volta esaurito l’entusiasmo sull’eccezionalità della vicenda, tende a essere piuttosto ripetitivo.

 

 Voto: 5