Cry Macho (2021)

di Clint Eastwood

con Clint Eastwood, Eduardo Minett, Fernanda Urrejola, Dwight Yoakam

 

Per saldare un vecchio debito di gratitudine, Mike (Clint Eastwood), accetta di attraversare il confine e andare in Messico per riportare da suo padre il giovane scapestrato Rafo (Eduardo Minett), che non si separa mai dal suo gallo Macho. L’impresa non sarà così semplice e il viaggio – che si prolungherà per svariati giorni – sarà l’occasione per l’anziano protagonista d’insegnare un po’ di vita al giovane.

Il buon Clint Eastwood, che nella sua carriera di regista ci ha regalato molti film assolutamente degni di essere visti e ricordati ma anche qualche passaggio a vuoto (si veda The Mule – Il Corriere), con questo Cry Macho tocca – ahimè – uno dei suoi punti più bassi. La pellicola è fiacca e stanca come un ultranovantenne, prevedibile e priva di qualunque guizzo. Ogni velleità di credibilità è presa a picconate da una sceneggiatura risibile, che non si prende nemmeno la briga di giustificare come i due protagonisti riescano a trovare sempre automobili aperte e con le chiavi inserite nel cruscotto per scappare o come un ribaldo scagnozzo messicano dotato di pistola non sia in grado di catturare un anziano e un ragazzino che al massimo possono sfoggiare come arma… un gallo.

Ma i punti più bassi e al limite dell’imbarazzante si toccano quando Mike, nonostante la senescenza, riceve le interessate attenzioni prima della bella e piuttosto giovane madre di Rafo (interpretata da Fernanda Urrejola) e poi della proprietaria del bar in cui si rifugia, anch’essa non esattamente pronta per l’ospizio. Ora, che Clint sia sempre Clint e che mantenga pernnemente il suo fascino lo posso capire. Che la sceneggiatura non tenga conto che magari non dimostrerà i suoi 92 anni ma comunque almeno 85 sì, è assurdo. E, appunto, imbarazzante.  

 

 

Voto: 4