Fino all’ultimo indizio (2021)

di John Lee Hancock

con Denzel Washington, Jared Leto, Rami Malek, Chris Bauer

La molla che spinge alla visione di Fino all’ultimo indizio è indubbiamente il cast, in cui spiccano tre pezzi da novanta: Denzel Washington, Jared Leto e Rami Malek. Oltre a questo c’è una sceneggiatura che è stata da più parti definita coraggiosa. Purtroppo però qualcosa non torna. Anche se si respira aria di grande cinema (il budget c’è, insieme ai buoni attori) proprio la sceneggiatura è un po’ traballante fin dai primi minuti, quando una banale consegna di prove si trasforma in un tuffo in un passato oscuro.

Da qui poi si dipana la trama principale che si occupa di scavare nell’animo tormentato dei protagonisti che, seppur per motivi diversi, devono fare i conti con il proprio passato e la propria natura. Ma se Denzel Washington riesce a calarsi facilmente in un ruolo che sembra tagliato su misura per lui, lo stesso non si può dire dei suoi blasonati compagni. Rami Malek sembra avere solo due espressioni: quella di Freddy Mercury con il cappello e quella senza. A sua discolpa c’è però un ruolo davvero troppo bidimensionale per poter essere reso al meglio e apprezzato. Ma la sorpresa più grande arriva da Jared Leto, anche lui probabilmente in difficoltà per una sceneggiatura carente e che si trova così a scimmiottare il diabolico (e inarrivabile) Kevin Spacey di Seven.

A risollevare un po’ le sorti di questa pellicola c’è un (doppio) finale amarissimo che, inevitabilmente, scontenterà i patiti dei thriller psicologici. Insomma per me è no, ma è un film particolare che vale la pena comunque vedere.

 

Voto: 5.5