La donna elettrica (2018)

di Benedikt Erlingsson

con Halldora Geirhardsdottir, Johann Sigurdarson, Juan Camilo Roman Estrada

L’ideologia, la passione e il credo in quello che sta facendo sono le molle che spingono una, all’apparenza, tranquilla insegnante di musica islandese a trasformarsi in una vera e propria ecoterrorista e a mettere a segno una serie di attentati ai danni della rete elettrica nazionale. Ricercata dal Governo, che si fa dare una mano persino della CIA, la cinquantenne Halla riesce a muoversi con grande abilità e a sfruttare a suo vantaggio gli infiniti nascondigli naturali che offre la strepitosa natura dell’Islanda.

Nonostante l’apparenza da commedia, La donna elettrica si prende piuttosto sul serio e l’impressione che se ne ricava è che il tema dell’ambiente e del rispetto per la natura sia centrale per il regista Benedikt Erlingsson. Ma siamo comunque ben lontani dal rischio di sfociare nel documentaristico, d’altra parte stiamo pur sempre parlando di un film islandese e da quelle parti (e film come Storie di cavalli e di uomini oppure Rams – Storia di due fratelli e otto pecore sono lì a dimostrarlo) sembra siano capaci di trovare il giusto grado di leggerezza e di surrealismo.

Ecco dunque che alla vicenda di Halla si affiancano quella di un povero turista che cerca di girare l’isola in bicicletta ma che si ritrova sempre a prendersi colpe che in realtà non ha, ma soprattutto la scelta – originale e azzeccatissima – del gruppo e delle cantanti in costume che compaiono davvero sullo schermo per interpretare il tema musicale che accompagna quello che sta succedendo. Un tocco folle, un po’ alla Underground, che dà vita alle situazioni più piacevolmente visionarie.

Peccato che, nella seconda parte, il film perda un po’ del suo mordente e che l’epilogo tenda eccessivamente al buonista. Questo, pur penalizzando in parte La donna elettrica, non ne compromette i meriti e non rappresenta un ostacolo alla visione che, anzi, mi sento di consigliare.

Voto: 6.5