Lui è tornato (2015)

di David Wnendt

con Oliver Masucci, Thomas M. Koppl, Lars Rudolph, Fabian Busch

Provocazione intelligente. Così possiamo definire l’operazione dietro a Lui è tornato, film tedesco che ha come protagonista un Adolf Hitler resuscitato e perfettamente a proprio agio nella Berlino dei giorni nostri. Notato da un giornalista mentre si aggira per la città e scambiato per un attore particolarmente somigliante, il fuhrer riesce velocemente a farsi notare e ad acquisire popolarità, al punto da ottenere uno spazio in uno show televisivo. Tutto questo nonostante (o proprio per quello?) il suo obiettivo e la sua comunicazione a favore della razza ariana non siano cambiati.

Cercando di cavalcare la crescente popolarità, Adolf decide di mettersi in viaggio per la Germania e girare un documentario che mostri le sue interazioni con i tedeschi, molti dei quali si dimostrano nostalgici e pronti a lasciarsi andare a dichiarazioni d’intolleranza e razzismo, mentre altri si accontentano di un bel selfie con il dittatore.


Originale, arguto e pensato per suscitare reazioni forti (è stato reinterpretato anche in chiava mussoliniana in una produzione italiana – Sono tornato – con Massimo Popolizio)
Lui è tornato si rivela un’operazione azzeccata e meritevole di considerazione, sebbene la parte più riuscita sia la prima perché, alla lunga, il film tende a ripetersi e il mix di corrosività e ironia finisce con lo smorzarsi. Quello che resta, comunque, è la riflessione su quanto abbiamo davvero imparato dagli errori del passato

Sul tema “ritorno di Adolf Hitler” potete dare un’occhiata anche a Jojo Rabbit mentre se preferite un approccio più storico (ma non privo di graffiante ironia) c’è la bellissima docuserie Come diventare tiranni.

Voto: 6.5