Midnight mass (2021)

di Mike Flanagan

con Zach Gilford, Hamish Linklater, Samantha Sloyan, Kate Siegel, Annabeth Gish 

 

Su una piccola isola vive una sparuta comunità di pescatori, la cui esistenza procede in modo abitudinario e sonnacchioso, ruotando attorno agli umori del mare e al ritrovo per la messa. L’equilibrio non sembra turbato dal ritorno di Riley (Zach Gilford) – che ha passato quattro anni in prigione per aver ucciso una ragazza in un incidente mentre guidava ubriaco – e dall’arrivo di padre Paul (Hamish Linklater), il nuovo parroco. Sull’isola – collegata al “continente” solamente da due piccoli traghetti – cominciano però a verificarsi eventi inizialmente bizzarri, poi sempre più incredibili, al punto da configurarsi come veri e propri miracoli. Normale, dunque, che la comunità si stringa sempre più attorno al nuovo prete, sostenuto dalla fervente religiosa Bev (Samantha Sloyan, di gran lunga la più brava di tutto il cast).

Ambientazione e vicenda non sono certo il massimo dell’originalità (di recente, sulla stessa falsariga, abbiamo visto The third day, con Jude Law) ma in Midnight mass – titolo che può essere inteso sia come “messa di mezzanotte” ma anche come “spuntino di mezzanotte” e guardando questa miniserie in sette episodi capirete il perché – è la componente religiosa ad avere il sopravvento. Nelle prime puntate assistiamo al confronto tra i membri della comunità più devoti e quelli più agnostici, tra cui c’è Riley ma anche lo sceriffo Hassan (Rahul Kohli), che è musulmano e quindi malvisto dai cattolici. Non mancano riflessioni su tematiche come la morte, la resurrezione, la colpa e il perdono, che spingono Midnight mass verso un drammatico realismo… pur con un tono soprannaturale che si muove sottotraccia. E che esplode decisamente nelle ultime tre puntate. Con effetti in parte riusciti e in parte no.

Non voglio svelare nulla della direzione che prende la trama ma posso dire che ho indubbiamente preferito le prime quattro/cinque puntante, in cui Mike Flanagan, la mente dietro al progetto, ha saputo muoversi sul sottile confine tra realismo, fervore, credenza religiosa e superstizione, piuttosto che nell’epilogo, che spalanca le porte all’horror.

Quello su cui non ci sono dubbi, invece, è la qualità della produzione, con menzione particolare per una regia capace di garantire momenti di assoluta tensione e di brivido, in modo particolare grazie alla fotografia e al montaggio. Quest’ultimo non è esasperato, anzi non mancano i lunghi primi piani sugli attori nonché uno strepitoso piano sequenza sulla spiaggia all’inizio del secondo episodio.

Insomma, nel complesso Midnight mass merita di essere vista – a patto che amiate le emozioni forti e non siate facilmente impressionabili – perché mette i brividi ma dedica anche ampio spazio al dialogo e alla riflessione sui temi cardine della religione cattolica. Certo il finale porta un po’ troppo all’estremo la vicenda e lascia eccessivo spazio allo splatter ma la miniserie resta al momento una delle produzioni più interessanti tra quelle disponibili su Netflix.

 

Voto: 7