Romulus (2020)

di Matteo Rovere

con Andrea Arcangeli, Francesco Di Napoli, Marianna Fontana, Pio Luigi Piscicelli

Una produzione italiana di quelle serie. Di quelle che dimostrano che anche nel nostro Paese è possibile realizzare serie TV di alto livello e con un respiro e un taglio internazionali, al punto che se vi dicessero che Romulus arriva dagli Stati Uniti, dagli studi HBO, non fareste alcuna fatica a crederci. Invece italiani sono gli autori e i registi tra cui, in entrambi i casi, spicca il nome di Matteo Rovere, che ha dato vita a un mondo credibile e realistico, nonostante l’impresa non fosse semplice, visto che l’ambientazione è quella dell’VIII secolo avanti Cristo, prima della fondazione di Roma, quando il Lazio era suddiviso in trenta tribù, ognuna delle quali viveva in una città e controllava una porzione di territorio.

La storia, sostanzialmente, segue tre filoni principali: quello di Yemos, destinato a diventare il re delle succitate trenta tribù ma ingiustamente accusato dell’uccisione del fratello Enitos e dunque costretto a fuggire. Quella di Wiros, uno schiavo maltrattato e bistrattato da tutti che si riscopre dotato di una forza interiore tale da trasformarlo nel condottiero di un popolo. E quella di Aburius, lui sì responsabile dell’omicidio di Enitos, autoproclamatosi re e impegnato nella caccia di Yemos, l’unico a conoscere la verità.

Le vicende di questi tre personaggi principali si intrecciano con quelle di numerosi altri ma soprattutto con il misticismo che pervade tutta la serie. Niente in quei tempi di superstizione e venerazione degli dei, infatti, avveniva per caso e gli uomini avevano costantemente sul capo la spada di Damocle della benevolenza o dell’ira divina. Ecco dunque che l’intervento degli dei – o la semplice convinzione che nulla avvenga senza la loro approvazione o meno – riveste un ruolo fondamentale nella storia, ammantandola di un’aurea soprannaturale.

Questo aspetto e, ancora di più, l’eccellente lavoro di caratterizzazione di ambientazioni e personaggi, questi ultimi attraverso un sapiente uso di trucco e costumi, rappresentano il valore aggiunto di Romulus e compensano una narrazione non sempre convincente e contraddistinta da uno sviluppo degli eventi piuttosto prevedibile. La serie, cui non manca una massiccia dose di violenza granguignolesca, si rivela dunque una visione sorprendentemente piacevole.

 

 Voto: 6.5