Speravo de morì prima – Serie TV (2021)

di Luca Ribuoli

con Pietro Castellitto, Gianmarco Tognazzi, Greta Scarano, Giorgio Colangeli, Monica Guerritore

Devo confessare tutto il mio iniziale scetticismo su Speravo de morì prima, la serie ispirata alla vita di Francesco Totti. Di solito quando una produzione è accompagnata da una massiccia campagna pubblicitaria, il risultato è deludente, perché il martellante battage serve proprio per spingere un prodotto che con le sue gambe farebbe molta fatica a reggersi in piedi. In realtà, al termine della visione, devo ammettere che tutti i miei preconcetti erano sbagliati perché la serie TV mi è piaciuta. Beninteso non siamo di certo di fronte a un capolavoro ma ci sono numerosi elementi che invogliano alla visione, a cominciare dall’azzeccato mix tra finzione e realtà, con personaggi e fatti del periodo reinterpretati in modo credibile.

La vicenda è ambientata tra il 2016 e il 2017, quando Totti – ormai sulla soglia dei quarant’anni – deve cominciare a entrare nell’ottica di ritirarsi, anche perché le partite le guarda sempre più spesso dalla panchina. I tormenti “dell’ottavo re di Roma” si intrecciano con il conflittuale rapporto con l’allenatore – Luciano Spalletti – che sembra intenzionato ad accelerare il processo di esclusione del calciatore dal mondo del calcio giocato e con la paura che Francesco ha di quello che lo aspetta dopo che avrà appeso gli scarpini al chiodo.

La qualità migliore di Speravo de morì prima è che non si prende troppo sul serio, tutte le vicende sono filtrate attraverso un occhio ironico e non mancano le occasioni di sorridere e gli intermezzi onirici, oltre ai flashback legati ai momenti importanti della carriera di Totti. Apprezzabile anche il lavoro fatto nella scelta degli attori che, nella maggior parte dei casi, sono molto simili alle loro controparti reali, sia esteticamente sia negli atteggiamenti, con particolare menzione per Gianmarco Tognazzi nei panni di Spalletti e di Gabriel Montesi in quelli di Antonio Cassano. Di Pietro Castellitto (visto di recente ne I predatori, di cui ha curato la regia) non si può certo dire che sia il massimo dell’espressività ma, in questo caso, anche l’originale Totti non è che spiccasse da questo punto di vista, perciò a me non è dispiaciuto.

Insomma le sei puntate di Speravo de morì prima si guardano con piacere, in particolare se siete appassionati di calcio (ma non è un requisito fondamentale, anche perché la serie si concentra molto sugli stati d’animo e sui rapporti tra i personaggi e pochissimo sul campo da gioco). Una piacevole sorpresa, con un commovente finale che integra alla perfezione il passaggio dalla finzione alla realtà dell’addio al calcio del “capitano”.

Voto: 7