Fratelli nemici – Close enemies (2018)

di David Oelhoffen

con Matthias Schoenaerts, Reda Kateb, Adel Bencherif, Sabrina Ouazani

La periferia squallida e popolare di Parigi è il teatro all’interno del quale si muovono i protagonisti di Fratelli nemici, film del regista David Oelhoffen, visto anche al Festival di Venezia. La storia è di quelle abbastanza classiche per il genere e non spicca per originalità. I due protagonisti sono due vecchi amici, cresciuti insieme proprio nella banlieue, ma che si ritrovano “nemici”, agli estremi opposti della barricata: uno, Driss (Reda Kateb), agente della narcotici, l’altro, Manuel (Matthias Schoenaerts), spacciatore di cocaina.

Ben presto, un affare finito nel sangue, trasforma Manuel in un bersaglio, accusato dalla sua “famiglia” di essere un traditore e ricercato da coloro che hanno ucciso gli altri membri della sua banda, che vogliono metterlo a tacere per sempre. Su malgrado sarà costretto a chiedere aiuto al vecchio amico poliziotto…

Insomma la trama lascia un retrogusto di già sentito ma il regista è bravo a condurre il film sui binari dell’interesse introducendo alcuni elementi, che fanno anche chiudere un occhio su personaggi piuttosto stereotipati. Quali? Innanzitutto le ambientazioni, con una Parigi fatta di palazzoni popolari, cieli lattiginosi e cemento grigio e freddo; quindi la scelta di mostrare la comunità di immigrati magrebini, che campa grazie allo spaccio di stupefacenti ma che è formata da persone che sono anche bravi padri di famiglia, mariti affettuosi o separati, “operai” rispettosi degli anziani, figli che sentono la mancanza dei genitori… E che sono – e Driss e Manuel in questo senso lo dimostrano – uomini con i loro valori, con una coscienza e con le loro regole con le quali non sono disposti a venire a patti.

Fratelli nemici non è certo un capolavoro ma, pur con i suoi difetti e la sua sensazione di “già visto” riesce comunque a farsi apprezzare, assicurando una visione che scorre via piacevole e senza cadute di ritmo.

 

Voto: 6.5